25-19 Gennaio 1, 1929 Pagine della sua vita che formeranno un’epoca; strenna che vuole Gesù. Circoncisione. Decisione da parte di Dio, e aspetta la decisione da parte delle creature.
(1) Stavo pensando che cosa potevo offrire al bambinello Gesù come strenna del primo giorno dell’anno, non sarebbe buono dargli di nuovo la mia volontà come sgabellino ai suoi piedini, oppure come trastullo nelle sue piccole manine? Ma mentre ciò pensavo il mio piccolo Gesù si faceva vedere nel mio interno dicendomi:
(2) “Figlia mia, la tua volontà è già mia, né tu sei più padrona avendomela tante volte donata, ed Io la tengo ora come sgabello, ora come trastullo nelle mie mani e ora me la chiudo nel mio cuore come la più bella conquista
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(1) Stavo pensando che cosa potevo offrire al bambinello Gesù come strenna del primo giorno dell’anno, non sarebbe buono dargli di nuovo la mia volontà come sgabellino ai suoi piedini, oppure come trastullo nelle sue piccole manine? Ma mentre ciò pensavo il mio piccolo Gesù si faceva vedere nel mio interno dicendomi:
(2) “Figlia mia, la tua volontà è già mia, né tu sei più padrona avendomela tante volte donata, ed Io la tengo ora come sgabello, ora come trastullo nelle mie mani e ora me la chiudo nel mio cuore come la più bella conquista e come gioia segreta che mi lenisce le mie tante pene. Vuoi sapere che vorrei in questo giorno per strenna? Tutti i tuoi atti che hai fatto in quest’anno nella mia Divina Volontà, questi atti saranno tanti soli che mi metterai d’intorno, ed Io oh! come ne sarò contento nel vedere che la piccola figlia del mio Voler Divino mi ha dato per strenna i tanti soli degli atti suoi, ed Io per contraccambio ti darò grazia di duplicare questi soli degli atti tuoi fatti nel mio Volere, per darti il campo di potermi offrire una strenna più bella e più ricca”.
(3) Poi ha soggiunto: “Figlia mia, ogni manifestazione che ti ho fatto sulla mia Divina Volontà, sono come una pagina della tua vita, e se tu sapessi quanti beni racchiudono queste pagine, ognuna di esse è una corrente tra il Cielo e la terra, è un sole di più che splenderà sul capo di tutti, queste pagine saranno portavoce della patria celeste, sono passi che fa il mio Voler Divino per avvicinarsi alle creature, perciò queste mie manifestazioni su di Esso, come pagine di vita, formeranno un’epoca per le future generazioni, nelle quali leggeranno il regno del mio Fiat, i tanti passi che ha fatto per venire in mezzo a loro ed i nuovi diritti che gli cedeva per farli rientrare nel regno suo. Le mie manifestazioni sono decreti, e allora mi muovo a manifestare una conoscenza quando voglio dare quel bene che manifesto. Perciò tutto ciò che ti ho detto sulla mia Divina Volontà, sono capitali divini che ho messo fuori, quindi saranno le pagine più belle della tua vita, che racchiuderanno la lunga storia della mia Volontà ed intrecciando la storia del mondo, formerà l’epoca più bella di tutti i secoli”.
(4) Dopo di ciò stavo pensando al dolore acerbo che soffrì il bambinello Gesù nella circoncisione, appena otto giorni nato e si sottopone ad un taglio sì doloroso, e Gesù movendosi nel mio interno ha soggiunto:
(5) “Figlia mia, nella prima epoca della sua vita, Adamo, peccando, fece una ferita all’anima sua, donde uscì la mia Divina Volontà ed entrarono in ricambio le tenebre, le miserie, le debolezze, che formarono il tarlo a tutti i beni dell’uomo. Sicché se beni tiene senza della mia Divina Volontà, se pur ne tiene, sono beni tarlati, infraciditi, senza sostanza, quindi senza forza e senza valore. Ed Io che l’amo tanto, nei primi giorni della mia vita quaggiù volli sottopormi alla circoncisione, soffrendo un taglio durissimo, fino a strapparmi le mie lacrime infantili, ed in questa ferita Io aprivo le porte alla volontà umana, per farle rientrare di nuovo nella mia, affinché questa mia ferita risanasse la ferita dell’umana volontà e gli chiudesse di nuovo il mio Fiat Divino, il quale gli avrebbe tolto il tarlo, le miserie, le debolezze, le tenebre, e tutti i suoi beni, in virtù del mio Fiat onnipotente, resterebbero rifatti e ripristinati. Figlia, dacché fui concepito e dai primi giorni del mio nascere, Io mi occupavo del regno della mia Divina Volontà e come metterlo in salvo in mezzo alle creature, erano questi i miei sospiri, le mie lacrime, i miei singhiozzi ripetuti, le mie pene, dirette tutte per ristabilire il regno del mio Fiat sulla terra; perché sapevo che per quanti beni avrei dato, l’uomo non sarebbe stato mai felice, né posseduto pienezza di beni e di santità, né con la divisa della sua creazione che lo costituisce re e dominatore, è sempre l’uomo servo, debole, miserabile. Invece con la mia Volontà e col farla regnare in mezzo a loro, gli avrei dato in un sol colpo di fortuna tutti i beni, la sua reggia ed il suo dominio perduto. Sono passati circa venti secoli e non ho smesso, i miei sospiri durano ancora, e se tante conoscenze della mia Divina Volontà ti ho manifestato, non sono altro che le mie lacrime parlanti ed i caratteri incancellabili delle mie pene e sospiri, che formandosi parole si manifestano a te, per farti vergare sulla carta, coi modi più teneri e convincenti, ciò che riguarda il mio Voler Divino e come vuol regnare come in Cielo così in terra. Quindi la nostra parte Divina ha deciso con decreti incancellabili ed irremovibili, che la nostra Divina Volontà venga a regnare sulla terra, e non c’è chi ci sposta, e come segno di ciò abbiamo spedito dal Cielo l’esercito delle sue conoscenze, se ciò non fosse, non valeva la pena di mettere a repentaglio i tanti valori d’una Volontà Divina, come per tanti secoli sono stati nascosti all’uomo, così potevano continuare. Ora aspettiamo la parte delle creature, che temporeggiano ancora a decidersi, specie quelli che temporeggiano d’occuparsi di far conoscere i segreti del mio Voler Divino ed il gran bene delle sue conoscenze. Volontà umana quanto mi sei ingrata, aspetto la tua decisione per darci il bacio ed il regno che ti ho preparato, e tu temporeggi ancora? Figlia mia, prega e da parte tua non mettere nessun ostacolo ad un tanto bene che sarà lo sfoggio più grande del nostro amore”.
25-20 Gennaio 6, 1929 Turba di gente che non è giunta a debita statura, perché uscita dalla eredità del Fiat Divino. Dove c’è il Fiat Divino c’è la forza comunicativa dei beni divini.
(1) Continuo il mio solito abbandono nel Fiat Divino, e mentre seguivo i suoi atti, vedevo una turba di gente tutta di bassa statura, mal nutriti, malaticci, rachitici e alcuni piagati, in questa turba non c’era né freschezza infantile, né bellezza d’età giovanile, né dignità d’uomo maturo, sembravano un’accozzaglia di gente senza regime, senza cibi sufficienti, affamati; e se mangiavano non si saziavano mai, quanta compassione destava questa grande turba, che pareva che fosse quasi tutto il mondo intero. Io non sapevo chi fossero, né il significato di natura, che nessuno avevano raggiunto la loro debita statura, ed il
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(1) Continuo il mio solito abbandono nel Fiat Divino, e mentre seguivo i suoi atti, vedevo una turba di gente tutta di bassa statura, mal nutriti, malaticci, rachitici e alcuni piagati, in questa turba non c’era né freschezza infantile, né bellezza d’età giovanile, né dignità d’uomo maturo, sembravano un’accozzaglia di gente senza regime, senza cibi sufficienti, affamati; e se mangiavano non si saziavano mai, quanta compassione destava questa grande turba, che pareva che fosse quasi tutto il mondo intero. Io non sapevo chi fossero, né il significato di natura, che nessuno avevano raggiunto la loro debita statura, ed il mio amato Gesù sospirando è uscito da dentro il mio interno e mi ha detto:
(2) “Figlia mia, che turba infelice, essa non è altro che la grande turba uscita dalla paterna eredità datogli dal loro Celeste Padre, poveri figli senza eredità paterna, non hanno le loro terre dove starsi al sicuro, non hanno cibi sufficienti per nutrirsi e sono costretti a vivere di latrocini e di rapina, e di cibi senza sostanza, e perciò le riesce quasi difficile di crescere a debita statura, perché le loro membra non hanno forza sufficiente per svilupparsi, e perciò sono rachitici, infermi, affamati, senza mai saziarsi, tutto ciò che prendono non si adatta alla loro crescenza, perché non sono cibi adatti e stabiliti per essi, né della loro eredità. Figlia mia, l’eredità data dal mio Celeste Padre a questa turba di gente era la mia Divina Volontà, in Essa dovevano trovare cibo per crescere a debita statura, aria balsamica per renderli sani e forti, la quale doveva dipingere sul volto la freschezza infantile, la bellezza giovanile e la dignità e grazia dell’uomo maturo, non c’era bene che questa eredità non possedeva, cui l’uomo doveva essere il padrone e tenere a sua disposizione tutti i beni che voleva nell’anima e nel corpo. Onde come l’uomo uscì dall’eredità della mia Divina Volontà, non trovò più le cose a sua disposizione, non fu più padrone, ma servo, ed è costretto a vivere di stenti, come può crescere a debita statura? Ecco perciò aspetto con tanto amore la turba di chi deve vivere nella nostra eredità del Fiat Divino. Essa ci formerà la bella turba di giusta statura, bella e fresca, che sarà nutrita di cibi sostanziosi che li renderà forti e sviluppati e formeranno tutta la gloria della nostra opera creatrice. Il nostro dolore è grande nel guardare questa turba infelice e deformata, e nel nostro dolore ripetiamo: “Ah! non uscì dalle nostre mani creatrici inferma, senza bellezza e freschezza l’opera nostra, ma era un’amore solo guardarla, anzi ci rapiva, tanto era bella”. Ma mentre ciò diciamo il nostro Amore si gonfia e vuole straripare fuori, e vuol mettere in via il nostro Voler Divino per farlo regnare in mezzo alle creature, per farci ripristinare bella e graziosa l’opera nostra, come uscì dalle nostre mani creatrici”.
(3) Onde seguivo a pensare al Fiat Supremo, e oh! quante cose comprendevo sopra di Esso, mi pareva di vederlo tutto maestà, tutto luce, sboccando felicità, fortezza, santità, amore, e questi sbocchi formavano mari interminabili che volevano versarsi sopra delle creature, ma ahimè! esse non si davano pensiero di riceverli, e questi mari restavano sospesi sul loro capo. Ma mentre la mia mente era immersa nel Fiat Divino, il mio dolce Gesù movendosi nel mio interno mi ha detto:
(4) “Figlia mia, dove c’è il mio Voler Divino c’è la forza comunicativa di tutti i beni divini, e come onde impetuose scorrono sulla creatura che lo possiede i nostri sbocchi di felicità, di luce, di fortezza, eccetera, e tiene virtù di cambiare natura alle cose più dure, più dolorose, più amare, dove c’è il mio Fiat Divino le cose più dure si fanno morbidissime, i dolori si cambiano in gioie, le amarezze in dolcezze, la terra si fa Cielo, i -sacrifici conquiste. Il tuo esempio è più che bastante per convincerti di ciò che ti dico, vedi, se non ci fosse in te il mio Volere, inchiodata come sei, per sì lunghi anni dentro d’un letto, senza vedere e godere né sole, né aria, né piacere di terra, anzi puoi dire che non la conosci, saresti stata la più infelice creatura, oh! come ti sarebbe stato duro e amaro il tuo stato. Invece il mio Fiat Divino, possedendo la sorgente della felicità, sboccando sopra di te e scorrendo fin nelle midolle delle tue ossa, ti comunica la sua felicità, e con la sua fortezza ti addormenta tutti i mali e ti rende felice, e se tu sapessi come Io sono contento nel vederti felice? E poi aggiungi vederti felice, non in uno stato di piacere, di divertimento, ma confinata dentro d’un letto, questo mi rapisce, mi fa dare in smanie d’amore, mi tira tanto a te, e nel mio delirio d’amore ti dico: “Oh! prodigio del mio Fiat Divino, che mi rende felice la figlia mia in uno stato che il mondo avrebbe gridato infelicità, sventura, e forse non mai vista ed intesa. Invece col mio Voler Divino è la più felice delle creature, la più pacifica, la dominatrice di sé stessa, perché dentro di essa scorre la vena della felicità del mio Fiat, che tutte le cose sa convertire in gioie e felicità senza fine”. Figlia mia, è l’unico mio contento veder felice la creatura, e siccome quello che la rende infelice è l’umano volere, tolto questo tutte le infelicità finiscono, né hanno più ragione d’esistere, ma quello che fa morire tutte le infelicità umane è la sola mia Volontà, innanzi ad Essa tutti i mali si sentono morire, Essa è come il sole che sorge il mattino, che tiene virtù di mettere in fuga le tenebre della notte, le tenebre innanzi alla luce muoiono, né hanno più diritto d’esistere. Così è della mia Divina Volontà”.
25-21 Gennaio 13, 1929 I profeti; come il regno della Redenzione e quello del Fiat si danno la mano. Necessità che si conosca ciò che riguarda il regno della Divina Volontà.
(1) Stavo seguendo il mio giro negli atti del Fiat Divino, e giunta al punto di accompagnare i profeti quando il Voler Divino si manifestava a loro, il come ed il quando della venuta del futuro Redentore, ed i profeti lo sospiravano con lacrime, preghiere e penitenze, ed io facendo mio tutto ciò che loro facevano, essendo tutto questo frutti dell’eterno Fiat Divino, l’offerivo per impetrare il suo regno sulla terra, ma mentre ciò facevo, il mio dolce Gesù movendosi nel mio interno mi ha detto:
(2) “Figlia mia, quando un bene è universale e che
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(1) Stavo seguendo il mio giro negli atti del Fiat Divino, e giunta al punto di accompagnare i profeti quando il Voler Divino si manifestava a loro, il come ed il quando della venuta del futuro Redentore, ed i profeti lo sospiravano con lacrime, preghiere e penitenze, ed io facendo mio tutto ciò che loro facevano, essendo tutto questo frutti dell’eterno Fiat Divino, l’offerivo per impetrare il suo regno sulla terra, ma mentre ciò facevo, il mio dolce Gesù movendosi nel mio interno mi ha detto:
(2) “Figlia mia, quando un bene è universale e che deve e può portare bene a tutti, è necessario che popoli interi, e se non in tutti, in gran parte sappiano il bene che devono ricevere, e con le preghiere, sospiri, desideri e opere impetrino un tanto bene, in modo da restare primo concepito il bene che vogliono nelle menti, nei sospiri, nei desideri, nelle opere, e fin nei cuori, e poi le viene dato in realtà il bene che sospiravano. Quando un bene che si deve ricevere è universale, ci vuole la forza del popolo per impetrarlo, invece quando è individuale o locale può bastare uno per ottenere l’intento. Quindi prima di venire sulla terra e di restare concepito nel seno della Sovrana del Cielo, posso dire ch’ero concepito nelle menti dei profeti, ed Io confermavo e avvaloravo questa specie di concepimento in loro con le mie manifestazioni del quando e del come dovevo venire sulla terra per redimere il genero umano. Ed i profeti, fedeli esecutori delle mie manifestazioni, facevano da trombettieri, manifestando con le loro parole ai popoli ciò che Io avevo manifestato della mia venuta sulla terra e concependomi nelle parole di essi facevano volare di bocca in bocca la notizia che il Verbo voleva venire sulla terra, e con ciò non solo restavo concepito nella parola dei profeti, come pure restavo concepito nella parola del popolo, in modo che tutti ne parlavano, e pregavano e sospiravano il futuro Redentore. E quando fu diffusa nei popoli la notizia della mia venuta sulla terra, e un popolo quasi intero con a capo i profeti, pregavano, sospiravano con lacrime e penitenze restando nella volontà di essi come concepito, allora feci venire a vita la Regina in cui dovevo in realtà concepire, per fare l’ingresso in un popolo che da quaranta secoli mi sospirava e desiderava. Qual delitto non avrebbero commesso i profeti se avessero occultato, nascosto in loro stessi, le mie manifestazioni sulla mia venuta, avrebbero impedito il mio concepimento nelle menti, nelle preghiere, parole e opere del popolo, condizione necessaria per poter Iddio concedere un bene universale, qual’era la mia venuta sulla terra.
(3) Ora figlia mia, il regno della Redenzione ed il regno del mio Fiat Divino si danno la mano, ed essendo anch’esso un bene universale, che volendo, tutti possono entrare in esso, è necessario che la sua notizia la sappiano molti e resti concepito nelle menti, nelle parole, nelle opere e cuori di molti, affinché si dispongano con le preghiere, coi desideri e con una vita più santa, a ricevere il regno della mia Divina Volontà in mezzo ad essi, se la notizia non si divulga, le mie manifestazioni non fanno le trombettieri né volano di bocca in bocca le conoscenze sul mio Fiat Divino che formeranno il concepimento di Esso nelle menti, preghiere, sospiri e desideri delle creature, il mio Voler Divino non farà l’ingresso trionfale di venire a regnare sulla terra. Quanto è necessario che le conoscenze sul mio Fiat si conoscano, non solo, ma che si faccia conoscere che la mia Divina Volontà vuole già venire a regnare come in Cielo così in terra in mezzo alle creature, ed ai sacerdoti come novelli profeti tocca a loro il compito, e con la parola, e con lo scritto, e con le opere, fare da trombettieri per far conoscere ciò che riguarda il mio Fiat Divino, né sarà meno il loro delitto se i profeti avessero nascosto la mia Redenzione, col non occuparsi per quanto possono di ciò che riguarda la mia Divina Volontà, saranno loro causa che un tanto bene non sia né conosciuto né ricevuto dalle creature, e soffocare il regno della mia Divina Volontà, tener sospeso un bene sì grande che non vi è altro simile ad esso, non è forse un delitto? Perciò ti raccomando da parte tua non omettere nulla e prega per quelli che si devono occupare per far conoscere un tanto bene”.
(4) Poi ha soggiunto con un accento più tenero e afflitto: “Figlia mia, era questo lo scopo per cui permettevo la necessità della venuta del sacerdote, affinché tu deponessi in loro come sacro deposto tutte le verità che ti ho detto sul mio Fiat Divino, e loro fossero attenti ed esecutori fedeli di ciò che Io voglio, cioè, che facciano conoscere il regno della mia Divina Volontà, sii certa che non avrei permesso la loro venuta se non fosse per compire i miei grandi disegni sulle sorti dell’umana famiglia. E come nel regno della Redenzione lasciai la mia Mamma Regina in mezzo agli apostoli, affinché insieme con Lei e aiutati e guidati da Essa potessero dare il principio al regno della Redenzione, perché la Sovrana Celeste ne sapeva più di tutti gli apostoli, era la più interessata, si può dire che lo teneva formato nel suo materno cuore, quindi poteva benissimo istruire gli apostoli nei dubbi, nel modo, nelle circostanze. Era il vero sole in mezzo ad essi, bastava una sua parola per fare che i miei apostoli si sentissero forti, illuminati e raffermati. Così per il regno del mio Fiat Divino, avendo messo in te il deposito di esso, ti tengo ancor nell’esilio, affinché come novella madre, potessero i sacerdoti attingere da te ciò che può servire di luce, di guida, di aiuto per dar principio a far conoscere il regno della mia Divina Volontà, e vedendo il poco interessamento, se sapessi quanto ne soffro. Perciò prega, prega”.
25-22 Gennaio 20, 1929 Come la Creazione è un esercito divino. Dove c’è il Divino Volere c’è vita perenne.
(1) Il mio abbandono continua nel Fiat Divino, e seguendo gli atti suoi che fece in tutta la Creazione, volevo dare la gloria al mio Creatore che ciascuna cosa creata conteneva, perché ad onta che ogni cosa creata è gloriosa, nobile, santa, d’origine divina, perché formata dal Fiat creatore, però ogni cosa possiede una proprietà distinta l’una dall’altra, in modo che ciascuna dà la gloria sua a Colui che l’ha creata. Onde mentre la mia piccola e povera intelligenza si perdeva nella Creazione, il mio dolce Gesù movendosi nel mio interno mi ha detto:
(2) “Figlia mia, ogni cosa creata tiene il suo ufficio speciale, a secondo come Iddio le ha create, e tutte mi sono fedeli nell’ufficio che ciascuna possiede, dandomi gloria continua e distinta l’una dall’altra, la Creazione è il mio esercito divino, unita ed inseparabile mentre sono distinte, e tutte corrono senza mai fermarsi al solo scopo di glorificare il loro Creatore. E’ come un esercito: Chi la fa da generale, chi da capitano, chi da ufficiale e chi da piccolo soldato, tutti intenti a servire il re, ciascuno al suo posto in perfetta ordinanza e fedeli all’esercizio di ciascun ufficio. Possedendo ciascuna cosa creata un’atto di mia Volontà Divina, ciò le basta per mantenersi al loro posto in ordine perfetto, sempre belle e sempre nuove ed in atto di glorificare Colui che le creò. Dove c’è la mia Volontà Divina c’è vita perenne, armonia e ordine, fermezza incrollabile, senza che nessun evento possa spostarla dal suo posto, e tutti felici nell’ufficio che ciascuno possiede. Tale sarebbe stato l’uomo se la volontà umana non me l’avessi strappato dalla mia Volontà, un bello esercito tutto ordinato e ciascuno nel suo ufficio, felice ed in atto sempre di glorificarmi, e mentre glorificava il suo Creatore, restava lui glorificato. Perciò voglio che il mio Fiat Divino ritorni a regnare in mezzo alle creature, perché voglio il mio esercito, tutto ordinato, nobile, santo e con l’impronta della gloria del loro Creatore”.
25-23 Febbraio 3, 1929 Riconoscere la Creazione e Redenzione è riconoscere il dominio divino. Stretti legami che ci sono tra il Cielo e chi vive nella Volontà Divina. E come chi vive in Essa è tutto un pezzo.
(1) La mia povera e piccola anima mia nuota nel mare amarissimo della privazione del mio dolce Gesù, e sentendomi quasi priva di Lui, mi sento più che mai di sospirare la mia patria celeste. Oh! come è amara la terra senza di Gesù, insieme con Lui è più sopportabile, ma senza di Lui non si può vivere affatto. E se non fosse che vicino al mare della sua privazione scorre più esteso il mare del Fiat Divino, che con la sua luce attutisce in parte l’acerbità ed intensità del dolore della privazione di Gesù, chi sa da quanto tempo avrei, per la forza del dolore, preso il volo nelle regioni celesti, ma Fiat! Fiat! Onde stavo seguendo il mio giro nella Creazione e Redenzione, richiamando nella mia mente tutti gli atti fatti da Dio per seguirli, dando per ciascun atto gli omaggi, l’adorazione, l’amore, il ringraziamento. Ed il mio dolce Gesù movendosi nel mio interno mi ha detto:
(2) “Figlia mia, col richiamare gli atti della Creazione e Redenzione per seguirli e onorarli e conoscerli, la creatura non fa altro che riconoscere il dominio divino in tutte le cose, ed il mio Divino Volere si sente dare i suoi onori, gli omaggi a Lui dovuti, e attirato vi forma il suo regno in mezzo alle creature”.
(3) Dopo ciò mi sentivo che non ne potevo più senza di Gesù, le forze mi mancavano, ero talmente abbattuta, che se le mie interne pene si potessero vedere, avrei fatto piangere Cielo e terra per compassione, ma credo che il Fiat Divino, come con la sua Luce mi eclissa il mio dolce Gesù, così mi eclissa le mie pene, in modo che nessuno sa nulla del mio duro martirio, è un segreto che passa solo tra me, Gesù ed il Santo Voler Divino, tutti gli altri nessuno ne sanno nulla, e guardandomi sotto la pioggia della Luce del Fiat, forse mi credano la più felice delle creature. Oh! potenza della Divina Volontà! che sai cambiare le cose, e dove sei Tu fai vedere tutto bello e buono, anzi con la tua luce imperli le pene e le fai vedere come perle rare e preziose che racchiudono dentro mari di gioia e di felicità, quanto ne sai fare, oh! Volontà Divina, sotto il tuo impero di luce non si può fare altro che tacere, amarti e seguirti. Ma mentre la mia piccola mente si perdeva nella sua luce e sotto l’incubo tremendo della privazione di Gesù, appena me l’ho sentito muovere nel mio interno e mi ha detto:
(4) “Figlia mia, coraggio, non ti abbattere, tutto il Cielo è fisso sopra di te, e sentono dalla forza irresistibile del mio Fiat tale immedesimazione con te, che non possono fare a meno di guardarti, amarti e concorrere a tutti gli atti tuoi. Tu devi sapere che gli angeli, i santi, la Sovrana Regina, sono tutto un pezzo, non altro sono l’essere di loro, che un’atto solo di Divina Volontà, quindi non si vede altro in ciascuno di essi che Volontà Divina, il pensiero, lo sguardo, la parola, l’opera, il passo, sicché non si vede altro che Fiat! Fiat!, e questo costituisce tutta la pienezza della felicità di tutti i santi. Ora, chi fa e vive nella mia Volontà in terra, è simile agli abitatori del Cielo, cioè tutto un pezzo, e forma un solo pezzo con loro, in modo che se l’anima viatrice pensa, i santi pensano insieme, se ama, se opera, amano e operano insieme, passano tali legami tra lei ed il Cielo, da formare un solo atto tutti insieme di mia Volontà. Tanto, che tutti gli abitatori celesti stanno alla vedetta per vedere ciò che fa la creatura in terra per fare che nulla le sfuggisse. La mia Divina Volontà dove regna tiene il suo Cielo e tiene virtù di rapire il Cielo in terra e la terra in Cielo, e di formarne una sola cosa. Perciò coraggio, non ti avvilire, pensa che hai che ci fare con un Voler Divino, e ciò dovrebbe renderti contenta”.
25-24 Febbraio 10, 1929 Chi vive nel Voler Divino gli presta il suo nulla sgombrato, dove il Fiat se ne serve di spazio per esercitare la sua creazione.
(1) Stavo facendo il mio giro nella Creazione per seguire tutti gli atti che il Fiat Divino ha fatto e sta continuando in essa, non solo, ma la mia povera mente andava rintracciando tutto ciò che il Voler Divino aveva fatto in Adamo ed in tutte le generazioni, prima e dopo la Redenzione. Mi pareva che tutti gli atti fatti dalla Divina Volontà, tanto nella Creazione quanto nelle creature, erano più che soli cui io dovevo seguire, abbracciare e farli miei, e sebbene ciò facevo, il mio povero cuore non poteva fare a meno di sentire le torture della privazione del mio sommo bene Gesù. E Lui movendosi nel mio interno mi ha detto:
(2) “Figlia mia, coraggio, in chi vive nella mia Divina Volontà e ne segue i suoi atti, il mio Fiat continua la sua creazione, ed in ogni atto suo che segue, Esso si atteggia in atto di formare le sue creazioni, e allora il mio Fiat Divino è contento quando vede nell’anima che vive in Esso tutti schierati e ordinati tutti gli atti suoi, come una nuova creazione, e quindi un nuovo cielo, un nuovo sole, un mare più bello, una fioritura più sorprendente. E poi siccome l’atto di creare l’uomo fu il più bello, il più tenero, fatto in una foga d’amore, il più intenso, vuole ripetere sopra della creatura che vive nel mio Volere gli atti che facemmo nell’atto di creare l’uomo, ed oh! come il mio Fiat si mette in festa nel ripetere gli atti suoi, perché solo in chi vive in Esso può tenere il suo atto di sempre creare cose che ha fatto e cose nuove, perché l’anima gli presta il suo nulla sgombrato, dove il mio Volere se ne serve di spazio per creare ciò che vuole, quasi come se ne servì del vuoto dell’universo per stendere il cielo, creare il sole, mettere i limiti al mare, per dar luogo alla terra di formare le sue belle fioriture. Ed è questa la causa perché tu giri negli atti del mio Fiat, e nella tua mente passano come tante onde di luce, nelle quali tu segui e ti senti impressa in te, come tante scene, la creazione, l’uomo in atto di essere creato, la Regina del Cielo in atto di essere concepita, il Verbo che scende e tanti altri atti fatti dal mio Volere e la potenza del mio Fiat creatore, che vuol sempre fare, sempre dare, senza mai cessare. Perciò sii attenta che si tratta di troppo, niente meno devi stare in atto di subire l’atto continuato del mio Voler creante. Esso non si sentirà d’aver compiuto il suo lavoro in te se non vede tutti gli atti suoi racchiusi nell’anima tua come attestato e trionfo del suo regnare in te. Perciò tutta la sua attenzione è guardare se tutti gli atti suoi tengono la vita in te, e sai come vengono creati questi atti in te? Tu col richiamarli, col riconoscerli e amarli, ed il mio Volere col pronunziare il suo Fiat sul tuo richiamo e sul tuo amore, forma la vita degli atti suoi in te. Ed è tanta la continuità del suo lavoro in te, che non si ferma neppure nel vederti torturata dal dolore della mia privazione, perché tiene molto da fare, e perciò passa avanti, ed Io lo lascio fare, perché tu ed Io tutto dobbiamo al nostro Volere cedergli il primato, per il giusto trionfo della sua causa, per dargli il campo di formare il suo regno”.
25-25 Febbraio 17, 1929 L’anima che vive nel Divino Volere è inseparabile da Esso. Esempio della luce.
(1) Stavo facendo il mio giro negli atti del Fiat Divino, ma con una oppressione che mi toglieva la vita per le solite privazioni del mio dolce Gesù. Tutto era stento e amarezza indicibile, mi sembrava che quella Divina Volontà che mi dava la vita e che possiede mari immensi di luce, di gioia, di felicità senza termine, per me era attraversata da nubi d’oppressione e d’amarezze per le privazioni di Colui che avendo vissuto e cresciuto tanto tempo insieme, ora la sua assenza mi forma le nubi per amareggiarmi la luce e la felicità della sua stessa Divina Volontà. Oh! Dio, che pena! Ma mentre seguivo gli atti del Fiat Divino in questo stato, il mio amato Gesù movendosi appena nel mio interno mi ha detto:
(2) “Figlia mia, coraggio, non ti opprimere troppo, tu devi sapere che chi vive nella mia Divina Volontà è inseparabile da Essa e da Me. Lei è simile alla luce, la quale contiene luce, calore e colori, i quali sebbene distinti tra loro, però sono inseparabili, la luce non può né stare, né può aver vita senza del calore, il calore non può aver vita senza della luce, ed i colori vengono formati dalla forza della luce e del calore, l’uno non può stare senza dell’altro, una è la vita, una è la forza. La luce, il calore ed i colori, incominciano la vita insieme, la continuano senza mai separarsi, e se devono morire, tutti d’un colpo finiscono la vita. Tale è l’inseparabilità dell’anima che vive nella mia Divina Volontà, lei è inseparabile da Me e da tutti gli atti del mio Fiat Divino, essa entra nella vita della luce e del calore del mio Voler Divino e acquista la vita della sua luce e del suo calore, e siccome il suo atto incessante si può chiamare la molteplicità ed infinità dei suoi atti, colori che produce la mia Divina Volontà, l’anima forma un solo atto con Essa. Tu devi sapere ch’è tale e tanta l’inseparabilità di chi vive nel mio Divino Volere, che quando l’eterna sapienza creava il cielo, il sole, e tutto l’universo, tu eri insieme con Me e scorrevi nel mio Fiat Divino come luce, calore e colori; mi sarei ben guardato di fare un’atto solo di mia Volontà senza la mia piccola figlia o di chi vive in Essa, sarebbe come se mi mancasse la forza della luce, del calore e dei colori, questo non mi può mancare, e perciò sei inseparabile da Me, perciò coraggio e non ti opprimere”.
(3) Ond’io nel sentire ciò gli ho detto: “Amor mio, se ciò fosse, che in tutti gli atti della tua Divina Volontà c’entro io in mezzo, Adamo prima di peccare possedeva il tuo Fiat, sicché quando lui peccò anch’io ci stavo e questo mi dispiacerebbe”. E Gesù ha soggiunto:
(4) “Figlia mia, tu devi sapere che nella mia Divina Volontà c’è l’atto permissivo e l’atto voluto, nella caduta di Adamo ci fu l’atto permissivo, ma non voluto da Essa; e nell’atto permissivo, la luce, il calore e molteplicità dei colori della mia Divina Volontà si mettono da parte e restano intangibili senza mischiarsi nell’atto umano, invece nel voluto formano un solo atto e una sol cosa. Resta macchiata la luce del sole perché passa sulle immondezze? Certo che no, la luce resta sempre luce e l’immondezze restano immondezze. Anzi la luce trionfa di tutto e resta intangibile a tutto, sia che la calpestino, sia che investa le cose più sporche, perché nella sua vita di luce non entrano cose estranee alla luce. Più che sole è la mia Divina Volontà, Essa, come luce, scorre in tutti gli atti umani, ma resta intangibile di tutti i mali delle creature, e solo entra in Essa chi vuol essere luce, calore e colori, tutto il resto non l’appartiene, cioè chi vuol vivere solo e sempre della sua Divina Volontà. Perciò puoi star sicura che tu non entrasti nella caduta di Adamo, perché non fu la sua caduta un’atto di luce, ma di tenebre, le quali una fugge l’altra”.
25-26 Febbraio 22, 1929 Come quando scrive il Voler Divino si fa attore, dettatore e spettatore. Ordine ordinario e straordinario che tiene la Divinità nella Creazione.
(1) Stando nella massima amarezza della privazione del mio dolce Gesù, stavo scrivendo ciò che sta scritto di sopra, e sebbene lo facevo con uno sforzo incredibile, dato lo stato in cui mi trovavo, ma pure lo volevo fare, per dargli come un’ultimo attestato d’omaggio a quel Fiat che con tanto amore si era meco manifestato, e ora, ancorché tanto scarseggia nel suo dire, non voglio che le piccole goccioline di luce che mi manifesta vadano sperdute. Chi sa, pensavo tra me, che non sia l’ultima gocciolina di luce che metto sulla carta? Ma mentre ciò pensavo, il mio
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(1) Stando nella massima amarezza della privazione del mio dolce Gesù, stavo scrivendo ciò che sta scritto di sopra, e sebbene lo facevo con uno sforzo incredibile, dato lo stato in cui mi trovavo, ma pure lo volevo fare, per dargli come un’ultimo attestato d’omaggio a quel Fiat che con tanto amore si era meco manifestato, e ora, ancorché tanto scarseggia nel suo dire, non voglio che le piccole goccioline di luce che mi manifesta vadano sperdute. Chi sa, pensavo tra me, che non sia l’ultima gocciolina di luce che metto sulla carta? Ma mentre ciò pensavo, il mio amato Gesù è uscito da dentro il mio interno e gettandomi le braccia al collo mi ha stretto forte forte nelle sue braccia e mi ha detto:
(2) “Figlia mia, non appena ti sei messa a scrivere, mi sono sentito tirare talmente forte, che non ho potuto resistere, in modo che straripando da te il mio Fiat, mi ha messo fuori per dirigere, mentre tu scrivi, ciò che ti ho manifestato sul mio Voler Divino, questo è un impegno, è diritto sacro e divino che Esso tiene di fare l’attore, il dettatore e lo spettatore mentre tu scrivi, affinché tutto fosse luce e verità sorprendenti, in modo da poter conoscere a chiare note i caratteri divini della mia Volontà. Credi tu che sia tu che scrivi, no, no, tu non sei altro che la parte superficiale; la sostanza, la parte primaria, il dettatore è la mia Divina Volontà, e se tu potessi vedere la tenerezza, l’amore, le ansie con cui verga la sua Vita il mio Fiat su queste carte, tu ne morresti crepata d’amore”.
(3) Detto ciò si è ritirato nel mio interno, ed io come riavendomi dall’incanto di Gesù continuai a scrivere, ma mi sentivo tutta luce, tutto suggerirmi, imboccarmi le parole, io non so dire quello che provavo nello scrivere. Onde, dopo finito di scrivere mi sono messa a pregare, ma col chiodo nel cuore, chi sa quando Gesù sarebbe ritornato di nuovo e mi lamentavo perché non mi porta ancora al Cielo? Quindi ricordavo le tante volte che mi aveva ridotta in fin di vita, come se stessi in atto di varcare le porte del Cielo, e mentre stavano in atto di aprirsi per ricevermi nel beato soggiorno, l’ubbidienza s’era imposta sulla mia povera esistenza e facendomi chiudere le porte ero costretta di nuovo a rimanermi nel duro esilio della vita. Oh! come sebbene santa è crudele e quasi tiranna la benedetta ubbidienza in certe circostanze. E pure pensavo tra me: “Vorrei saperlo se è stata l’ubbidienza o pure non era giunto il punto finale della mia esistenza quaggiù”. Ma mentre ciò pensavo e tant’altre cose si aggiravano nella mia mente, con un’amarezza indicibile che pareva che mi attossicava, il mio Sommo Bene Gesù, la cara mia Vita mi ha sorpresa e facendosi vedere di nuovo mi ha detto:
(4) “Figlia mia, tu devi sapere che nella nostra Divinità c’è l’ordine ordinario per tutta la Creazione, e questo non viene spostato per qualunque incidente né un punto, né un minuto primo, né un minuto dopo, la vita quando è stabilito da Noi finisce, siamo immutabili a questo riguardo. C’è anche in Noi l’ordine straordinario, e siccome siamo padroni delle leggi di tutta la Creazione, teniamo il diritto di mutarle quando vogliamo. Ma se le mutiamo ci deve entrare dentro una grande gloria nostra e un bene grande a tutta la Creazione, né per cose piccole mutiamo le nostre leggi. Ora figlia mia, tu sai che l’opera più grande è stabilire il regno della mia Volontà Divina sulla terra, farlo conoscere, non c’è bene che la creatura possa ricevere se non lo conosce, che maraviglia dunque è la tua se abbiamo ceduto all’ubbidienza per non farti morire? Molto più che tu per il connesso che tieni col mio Fiat Divino entri nell’ordine straordinario, ed essendo ciascuna conoscenza del mio Voler Divino tante Vite Divine uscite dal nostro seno, ci voleva il sacrificio della tua vita per riceverle e la privazione dello stesso Cielo, dal quale ti strappava l’ubbidienza. Oltre di ciò, essendo la mia Divina Volontà, le sue conoscenze, il suo regnare, non solo il più gran bene alla terra, ma la gloria completa a tutto il Cielo, tutto il Cielo pregava che cedessi alle preghiere di chi ti comandava, ed Io per riguardo del mio Volere, mentre ti aprivo le porte, cedevo alle loro preghiere. Credi tu che Io non conosco il tuo grande sacrificio, il tuo martirio continuato di starti lontana dalla patria celeste, e solo per compiere il mio Volere in chi ti veniva comandato? Che questo sacrificio mi ha strappato le tante vite delle conoscenze del mio Fiat. E poi ci voleva un’anima che conoscessi il Cielo e come si fa la mia Volontà Divina nel celeste soggiorno per poter affidare i suoi segreti, la sua storia, la sua vita, che apprezzandoli ne facesse vita propria e pronta a mettere la sua vita per fare che altri potessero conoscere un sì gran bene”.
(5) Gesù ha fatto silenzio ed io sentendomi sofferente mi lamentavo e rimproveravo Gesù che non mi portava al Cielo, e Lui:
(6) “Coraggio figlia mia, quasi poco resta per gli scritti sul mio Fiati Divino, lo stesso mio silenzio dice che sto per compire le grandi manifestazioni del Vangelo del regno della mia Divina Volontà. Ciò feci nel regno della Redenzione, gli ultimi giorni della mia vita non aggiunsi altro, anzi mi nascosi, e se qualche cosa dissi era ripetizione per confermare ciò che avevo detto, perché era sufficiente ciò che avevo detto per fare che tutti potessero ricevere i beni d’essere redenti, restava a loro farne profitto. Così sarà del regno della mia Divina Volontà, quando avrò detto tutto, in modo che nulla può mancare per poter ricevere il bene di conoscerlo e per poter possedere tutti i suoi beni, allora non avrò più interesse di tenerti sulla terra, resta a loro farne profitto”.
25-27 Febbraio 27, 1929 Come tutti i santi sono gli effetti della Divina Volontà, invece chi vivrà in Essa ne possederà la vita.
(1) Il mio abbandono nel Fiat Supremo è continuo, e mentre cercavo di seguire per quanto potevo gli atti del Voler Divino, abbracciando tutto e tutti, il mio dolce Gesù è uscito da dentro il mio interno e mi ha detto:
(2) “Figlia mia, la Creazione tutta, tutti i santi, non sono altro che gli effetti della mia Divina Volontà, Essa, se parla crea e forma le opere più belle, ogni suo piccolo moto sono profumi di prodigi che getta sulle creature, il suo più piccolo alito vi getta varietà di bellezze sopra di chi lo riceve, vera immagine del sole, che solo che investe la terra, col suo tocco di luce dà le tante varietà dei colori, di dolcezza a tutte le piante. Nessuno può negare che solo che si fa toccare dalla sua luce, non ha ricevuto il bene che essa contiene. Più che sole è la mia Divina Volontà, ancorché si facciano solo toccare, il suo tocco miracoloso deve produrre un bene, che profumandolo e riscaldandolo con la sua luce, gli farà sentire i suoi benefici effetti di santità, di luce e d’amore. Ora, gli effetti del mio Fiat sono dati a chi fa la mia Divina Volontà, chi adora le sue disposizioni, chi con pazienza sopporta ciò che Essa vuole, facendo così, la creatura riconosce che c’è questa Volontà Suprema, ed Essa, vedendosi riconosciuta, non gli nega i suoi mirabili effetti. Invece per chi deve vivere nel mio Divino Volere, deve possedere in sé tutta la Vita e non gli effetti soli, ma la Vita con tutti gli effetti del mio Fiat Divino. E siccome non c’è santità passata, presente e futura che la mia Divina Volontà non sia stata la causa primaria, di formare tutte le specie di santità che ci sono, quindi Essa ritiene in sé tutti i beni ed effetti di santità ch’è uscita, perciò l’anima che vivrà nel mio Volere, possedendo la sua Vita con tutti i suoi effetti, si vedrà in essa tutte le santità uscite insieme, lei potrà dire: “Gli altri hanno fatto una parte della santità, io invece ho fatto tutto, ho racchiuso tutto in me, ciò che ciascun santo ha fatto”. Quindi si vedrà in essa la santità degli antichi, quella dei profeti, quella dei martiri, si vedrà la santità dei penitenti, le santità grandi e le piccole, non solo, ma si vedrà tutta la Creazione pennellata in lei. Perché la mia Divina Volontà niente perde con l’uscire le sue opere, anzi, mentre le mette fuori le ritiene in sé come fonte primaria. Perciò chi vive in Essa, non c’è cosa che ha fatto o farà il mio Divino Volere che non terrà in possesso. Quale incanto e stupore non sarebbe se una creatura potesse racchiudere dentro di sé tutta la sfera del sole con tutta la sua luce, chi non direbbe che lei contiene tutti gli effetti, i colori, la dolcezza, la luce che il sole ha dato e darà a tutta la terra e a tutte le grandi e piccole piante? Se ciò potrebbe essere, stupirebbero Cielo e terra, e tutti riconoscerebbero che ciascuno dei loro effetti che posseggono sono racchiusi in quella creatura che possiede la sfera del sole, che n’è la vita con tutti i suoi effetti. Ma umanamente parlando ciò non potrebbe succedere, perché la creatura non potrebbe contenere né la forza di tutta la luce del sole né del suo calore, resterebbe bruciata, né il sole terrebbe virtù di non bruciarla. Invece la mia Volontà tiene virtù di rinchiudersi, d’impiccolirsi, d’ingrandirsi, come si vuol fare si fa, e mentre trasforma in sé la creatura, la conserva in vita, e dandole tutte le sue tinte di bellezza la rende dominatrice e posseditrice dei suoi domini divini. Perciò sii attenta figlia mia, riconosci il gran bene della Vita del mio Fiat in te, che mentre ti possiede, ti vuol rendere posseditrice di tutto ciò che ad Esso appartiene”.
(3) Dopo ciò ha soggiunto:
(4) “Figlia mia, chi vive nel mio Voler Divino non si sposta mai dai modi del suo Creatore e di fare la nostra ripetitrice, che mentre è una la nostra essenza, una la Volontà, una la Vita, uno l’amore, una la potenza, però siamo distinte tre nelle Persone. Così l’anima che vive in Essa, uno è il suo palpito, ed in ogni palpito forma tre atti, uno abbraccia Dio, il secondo abbraccia tutte le creature, il terzo sé stessa. E così se parla, se opera, in ciascuna cosa che fa forma questi tre atti, che facendo eco alla potenza, sapienza e amore di Colui che l’ha creata, abbraccia tutto e tutti”.
25-28 Marzo 3, 1929 Come la Divina Volontà sta sempre in atto di rinnovare ciò che fece nella creazione dell’uomo. E come Essa contiene la virtù affascinante.
(1) Stavo continuando il mio giro nel Fiat Divino, e soffermandomi nell’eden, stavo adorando la Volontà Suprema nell’atto di creare l’uomo, per unirmi a quell’unione di volontà che esisteva tra Creatore e creatura quando fu creata. Ed il mio sommo bene Gesù, movendosi nel mio interno mi ha detto:
(2) “Figlia mia, la creazione dell’uomo fu l’atto più bello, più solenne di tutta la Creazione. Nella pienezza della foga del nostro amore creante, il nostro Fiat creava in Adamo tutte le altre creature, e vi rimaneva in atto sempre di creare e di rinnovare su ciascuna
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(1) Stavo continuando il mio giro nel Fiat Divino, e soffermandomi nell’eden, stavo adorando la Volontà Suprema nell’atto di creare l’uomo, per unirmi a quell’unione di volontà che esisteva tra Creatore e creatura quando fu creata. Ed il mio sommo bene Gesù, movendosi nel mio interno mi ha detto:
(2) “Figlia mia, la creazione dell’uomo fu l’atto più bello, più solenne di tutta la Creazione. Nella pienezza della foga del nostro amore creante, il nostro Fiat creava in Adamo tutte le altre creature, e vi rimaneva in atto sempre di creare e di rinnovare su ciascuna creatura ciò che facemmo sul primo uomo. Perché tutti i suoi discendenti, da lui dovevano avere l’origine. E perciò il nostro Voler Divino prendeva l’impegno, che come le creature uscivano alla luce, di rinnovare i nostri sbocchi d’amore, di mettere fuori tutte le nostre qualità divine e di fare nuovi sfoggi di bellezze, di grazie, di santità, d’amore sopra ciascuna di esse. Sicché ogni creatura doveva essere una nuova festa per Noi, la ben uscita, la ben venuta e la felice accresciuta nella famiglia celeste. Oh! come il nostro Fiat Divino gioì nel mettersi in atto di dover dare sempre alla creatura e di rinnovare la magnificenza, la sublimità e l’insuperabile maestria che doveva avere sopra di ciascuna creatura. E siccome Adamo uscì dal nostro Voler Divino, i discendenti perdettero la via di venire al primo atto della creazione dell’uomo, e per quanto il nostro Voler Divino non ha smesso, perché Noi quando decidiamo di fare un’atto non c’è chi ci sposti, quindi sta sempre in atto di rinnovare i prodigi della Creazione, e ad onta di ciò non trova sopra di chi rinnovarli, e aspetta con una fermezza e pazienza divina che la creatura ritorni nel suo Volere per poter rinnovare il suo atto, sempre in atto di poter ripetere ciò che fece nella creazione dell’uomo. E per quanto aspetta tutti, trova solo la sua piccola figlia, la neonata del mio Voler Divino, che ogni giorno entra nel primo atto della creazione dell’uomo, quando il nostro Essere Divino fece sfoggio di tutte le nostre qualità divine, per fare dell’uomo il piccolo re ed il nostro figlio inseparabile, abbellendolo delle nostre divise divine, per fare che tutti lo conoscessero come il più grande portento del nostro amore. Figlia mia, se tu sapessi con quanto amore ti aspetta, che ogni giorno tu faccia la tua piccola visitina in quell’eden dove il nostro Fiat, preso da impeto d’amore si atteggiò a festa per creare l’uomo, oh! quanti atti ripresi tiene in sé, quanti sospiri d’amore soffocati, quante gioie contenute, quante bellezze rinchiuse in sé, perché non vi è chi entri in questo suo atto creante per prendere i beni inauditi che vuol dare, e vedendo te che nel suo stesso Voler Divino tieni la via per giungere nell’atto della creazione dell’uomo, oh! come gioisce e si sente tirato come da calamita potente a farsi conoscere dalle creature, affinché facendo regnare la mia Divina Volontà in mezzo a loro, trovino la via per giungere al primo atto della creazione dell’uomo, per non tenere più ripresi in sé i beni che vuol dare alle creature. Oh! se sapessero le creature quanti nuovi atti creanti, uno più bello dell’altro, sta per creare e uscire da sé il mio Fiat Divino per versarli su ciascuna di esse, oh! come si affretterebbero d’entrare nel mio Voler Divino per ricominciare la loro vita in Esso e ricevere i suoi beni infiniti”.
(3) Onde seguivo il santo Voler Divino e pensavo tra me: “Sarà proprio vero che io posseggo questo Fiat sì santo? E’ vero che mi sento che non so volere né desiderare altro, e come un mare rigurgita dentro e fuori di me, che tutta mi involge in questo Fiat Divino e tutte le altre cose me le sento che non mi appartengono, ma chi sa se davvero lo posseggo?” Ma mentre ciò pensavo il mio amato Gesù ha soggiunto:
(4) “Figlia mia, il segno se un’anima possiede il mio Volere è sentirsi dominante di sé stessa, in modo che le sue passioni non ardiscono di muoversi, innanzi alla luce del mio Fiat si sentono impotenti d’agire, come se non avessero vita, perché la potenza e santità del mio Volere tutto atterra, e vi stende sulle stesse miserie dell’umana volontà la sua luce, la sua santità e le più belle fioriture, in modo che converte mirabilmente le stesse miserie in terra feconda e benedetta, che non più sa produrre spine ma fiori celesti, frutti dolci e maturi. Ed è tanto il dominio di questa fortunata creatura, che si sente proprietaria di Dio stesso, delle creature e di tutte le cose create; tiene una virtù affascinante, che chi ha il bene di conoscerla, si sente talmente avvinta, che non può starsene lontano. E’ la potenza del mio Fiat, che rinchiusa dentro di lei affascina Dio e si sente felice di starsi rinchiuso in lei; affascina le creature, perché sentono il profumo balsamico del mio Fiat Divino che porta nei loro cuori la pace vera ed il vero bene. Che non farebbero alcuni per avere una parola da te, che come vita scenda nei loro cuori? Perciò sii attenta e segui sempre il tuo volo nella mia Divina Volontà”.