MaM
Messaggio del 8 gennaio 1987:Cari figli, desidero ringraziarvi per ogni risposta ai messaggi. Specialmente, cari figli, vi ringrazio per tutti i sacrifici e le preghiere che mi avete offerto. Cari figli, desidero dare d'ora in avanti i messaggi non più, cari figli, tutti i giovedì ma ad ogni 25 del mese. E' arrivato il tempo in cui si è compiuto tutto quello che il mio Signore ha desiderato. Da oggi darò meno messaggi, ma sono con voi; perciò, cari figli, vi supplico: ascoltate i miei messaggi e viveteli affinché io vi possa guidare. Cari figli, grazie per aver risposto alla mia chiamata!

Messaggi di altre apparizioni

Luisa Piccarreta (Libro di Cielo)

4-46 Gennaio 6, 1901 Gesù si comunica ai tre re Magi col amore, la bellezza e la potenza.

(1) Trovandomi fuori di me stessa, mi pareva di vedere quando i santi Magi giunsero nella spelonca di Betlemme; appena giunti alla presenza del Bambino, si compiacque di far rilucere esternamente i raggi della sua Divinità, comunicandosi ai Magi in tre modi: Con l’amore, con la bellezza, e con la potenza. In modo che restarono rapiti e sprofondati alla presenza del Bambinello Gesù; tanto che se il Signore non avesse ritirato un’altra volta internamente i raggi della sua Divinità, sarebbero restati lì per sempre senza potersi più muovere. Onde appena il Bambino ritirò la Divinità, ritornarono in sé stessi i santi Magi, si scossero stupefatti nel vedere un’eccesso d’amore sì grande, perché in quella luce il Signore li aveva fatti capire il mistero dell’Incarnazione. Indi si alzarono ed offrirono i doni alla Regina Madre, ed Essa parlò a lungo con loro, ma non so dire tutto ciò che disse, solo ricordo che l’inculcò forte, non solo la salvezza loro, ma che avessero a cuore la salvezza dei loro popoli, non avendo timore neppure di esporre le loro vite per ottenerne l’intento.

(2) Dopo ciò mi sono ritirata in me stessa e mi sono trovata insieme con Gesù, e Lui voleva che io gli dicessi qualche cosa, ma io mi vedevo tanto cattiva e confusa, che non ardivo dirgli niente; onde vedendo che non dicevo nulla, Lui stesso ha ripreso a dire sui santi Magi dicendomi:

(3) “Con l’avermi comunicato in tre modi ai Magi, li ottenni tre effetti, perché mai mi comunico alle anime inutilmente, ma sempre ricevono qualche loro profitto. Onde, comunicandomi con l’amore ottennero il distacco da loro stessi, con la bellezza ottennero il disprezzo delle cose terrene, e con la potenza restarono i loro cuori legati tutti a Me, ed ottennero prodezza di mettere il sangue e la vita per Me”.

(4) Poi ha soggiunto: “E tu che vuoi? Dimmi, mi vuoi bene? Come mi vorresti amare?”

(5) Ed io non sapendo che dire, accrescendo la mia confusione ho detto: “Signore, non vorrei altro che voi, e se mi dite: “mi vuoi bene?”, non ho parole a saperlo manifestare, solo so dire che mi sento questa passione che nessuno mi possa prevalere nell’amarvi, e che io fossi la prima ad amarvi sopra a tutti, e nessuno mi potesse sorpassare, ma questo non mi contenta ancora, per essere contenta vorrei amarvi col vostro medesimo amore, e così potervi amare come voi amate voi stesso. Ah, sì! allora solo cesserebbero i miei timori sull’amarvi”.

(6) E Gesù contento, si può dire dei miei spropositi, mi ha stretto tanto a Sé, in modo che mi vedevo dentro e fuori trasmutata in Lui, e mi ha comunicato parte del suo amore. Dopo ciò mi sono ritornata in me stessa, e mi pareva che per quanto amor mi viene dato, per tanto posseggo il mio Bene; e se poco l’amo poco lo posseggo.

4-47 Gennaio 9, 1901 Gesù la vuole unita con Sé, come il raggio del sole che comunica vita, calore e splendore.

(1) Questa mattina mi sentivo tutta oppressa e schiacciata, tanto che andavo in cerca di sollievo; il mio unico bene mi ha fatto lungamente aspettare la sua venuta. Onde venendo mi ha detto:

(2) “Figlia mia, non presi Io per amor tuo, sopra di Me le tue passioni, miserie e debolezze, e non vorresti tu prendere sopra di te quelli degli altri per amor mio?”

(3) Poi ha soggiunto: “Quello che voglio è che tu stia sempre unita con Me, come un raggio del sole che si sta sempre fisso nel centro del sole, e che da esso ne riceve la vita, calore e splendore. Supponi tu che un raggio si potesse partire dal centro del sole, che ne diverrebbe egli? Già appena uscito perderebbe la vita, la luce ed il calore, e ritornerebbe nelle tenebre riducendosi al nulla. Tale è l’anima, fino a tanto che sta unita con Me, nel mio centro, si può dire che è come un raggio del sole che vive, riceve luce dal sole, cammina dove esso vuole, insomma sta in tutto a disposizione ed alla volontà del sole; se poi da Me si distrae, si disunisce, eccola tutta tenebre, fredda e non sente in sé quel movente superno di Vita Divina”.

(4) Detto ciò è scomparso.

4-48 Gennaio 15, 1901 Gesù le dice che lei forma il suo più gran martirio.

(1) Siccome nei giorni passati il mio diletto Gesù si è fatto vedere in qualche modo adirato col mondo, e questa mattina, non vedendolo venire, andavo pensando fra me: “Chi sa che non viene ché vuol mandare qualche castigo? E che colpa ne ho io? Siccome vuol mandare i castighi non si benigna di venire a me; sarebbe bello che mentre vuol punire gli altri, fa toccare a me il più grande dei castighi, qual’è la sua privazione”. Ora, mentre dicevo questi ed altri spropositi, il mio amabile Gesù, quando appena si è fatto vedere e mi ha detto:

(2) “Figlia mia, tu formi per Me il più grande martirio, perché dovendo mandare qualche castigo non posso teco mostrarmi, perché mi leghi da per tutto, e non vuoi che faccia niente; e non venendo, tu mi assordi con le tue querele, coi tuoi lamenti ed aspettazioni, tanto, che mentre mi occupo a castigare sono costretto a pensare a te, a sentirti, ed il mio cuore viene lacerato nel vederti nel tuo stato doloroso della mia privazione, perché il martirio più doloroso è il martirio dell’amore, e quanto più si amano due persone, tanto più riescono dolorose quelle pene, che non da altri, ma da mezzo loro stesse si suscitano, perciò statti quieta, calma, non voler accrescere le mie pene, per mezzo delle tue pene”.

(3) Onde Lui è scomparso ed io sono lasciata tutta mortificata, nel pensare che io formo il martirio del mio caro Gesù, e che per non farlo tanto soffrire, quando non viene debbo starmi quieta, ma chi può farlo questo sacrificio? Mi pare impossibile, e sarò costretta a continuare a martirizzarci a vicenda.

4-49 Gennaio 16, 1901 Gesù Cristo le spiega l’ordine della carità.

(1) Continuando a vederlo un po’ adirato col mondo, io volevo occuparmi a placarlo, ma Lui mi ha distratto col dirmi:

(2) “La carità più accettevole a Me è per quelli che mi sono più vicini, onde i più vicini a Me sono le anime purganti, perché confermate nella mia grazia e non c’è nessuna opposizione tra la mia Volontà e la loro, vivono continuamente in Me, mi amano ardentemente, e sono costretto a vederle in Me stesso soffrire, impotenti da per sé stesse a darsi il minimo sollievo. Oh! come è straziato il mio cuore dalla posizione di quelle anime, perché non mi sono lontane ma vicine, non solo vicine, ma dentro di Me, e come è gradito al mio cuore chi s’interessa per loro. Supponi tu che avessi una madre, una sorella che convivessero teco in uno stato di dolore, incapaci d’aiutarsi da per sé stesse, ed un’altro estraneo che vivesse fuori della tua abitazione, in uno stato pur di dolori, ma che si può aiutare da per sé stesso; non gradiresti tu di più, se una persona si occupasse a sollevare la tua madre o la tua sorella, che l’estraneo che può aiutarsi da per sé stesso?”

(3) Ed io: “Certamente, oh! Signore”.

(4) Poi ha soggiunto: “La seconda carità più accettevole al mio cuore, è per quelle che sebbene vivono su questa terra, ma si avvicinano quasi alle anime purganti, cioè, mi amano, fanno sempre la mia Volontà, s’interessano delle cose mie come se fossero proprie, or, se questi tali si trovano oppressi, bisognosi, in stato di sofferenze, ed una si occupa a sollevarle ed aiutarle, al mio cuore riesce più gradita che se si facessero ad altri”.

(5) Ora Gesù si è ritirato, ed io, trovandomi in me stessa, mi pareva che non fossero cose che andassero secondo la verità. Onde nel ritornare il mio adorabile Gesù, mi ha fatto capire che ciò che mi aveva detto era secondo la verità, solo rimaneva da dire sulle membra da Lui separate, che sono i peccatori, che chi si occupasse a riunire queste membra, molto accetevole sarebbe al suo cuore. La differenza che c’è è questa: Che trovandosi un peccatore oppresso dentro ad una sventura, ed uno si occupasse non a convertirlo, ma a sollevarlo ed aiutarlo materialmente, il Signore gradirebbe più questo che se si facessero a quelli che stanno nell’ordine della grazia, perché se questi soffrono è un prodotto sempre, o dell’amore di Dio verso di esse, o dell’amor loro verso di Dio, e se i peccatori soffrono, il Signore vede in loro l’impronta della colpa e della loro ostinata volontà. Così mi é parso di capire; del resto lascio il giudizio a chi tiene il diritto di giudicarmi, se va o no va secondo la verità.

4-50 Gennaio 24, 1901 Luisa domanda a Gesù la ragione della sua privazione. Gesù la riprende.

(1) Avendo passato i giorni scorsi in silenzio e qualche volta anche priva del mio adorabile Gesù, questa mattina nel venire mi sono lamentata con Lui dicendo: “Signore, come non venite! come si sono cambiate le cose, si vede che è, o per castigo dei miei peccati che mi private della vostra amabile presenza, o che non mi volete più in questo stato di vittima, deh! vi prego, fatemi conoscere la vostra Volontà; se non potetti oppormi quando ne volesti da me il sacrificio, molto più ora, ché non trovandomi più meritevole d’essere vittima, me ne volete togliere”.

(2) E Gesù interrompendo il mio dire, mi ha detto: “Figlia mia, Io con l’essermi fatto vittima per l’uman genere, prendendo sopra di Me tutte le debolezze, le miserie e tutto ciò che meritava l’uomo, innanzi alla Divinità rappresento il capo di tutti, e l’umana natura essendo Io il capo innanzi alla Divinità, trova in Me uno scudo potentissimo che la difende, protegge, scusa ed intercede. Ora, siccome tu ti trovi nello stato di vittima, mi vieni a rappresentare il capo della generazione presente. Quindi dovendo mandare qualche castigo per bene dei popoli e per richiamarli a Me, se Io, secondo il solito a te venissi, solo col mostrarmi teco già mi sento rinfrancato, i dolori si mitigano e mi succede come ad uno che sentisse un forte dolore e per lo spasimo grida, se a costui le cessasse il dolore, non si sentirebbe più di gridare e menare lamenti. Così a Me succede, mitigandosi le mie pene, naturalmente non sento più di mandare quel castigo; tu poi, col vedermi naturalmente pure, cerchi di risparmiarmi e di prendere sopra di te le pene degli altri, non puoi farne a meno di fare l’uffizio tuo di vittima innanzi alla mia presenza, e se tu ciò non facessi, ciò che non mai può essere, Io ne resterei con te dispiaciuto. Eccoti la causa della mia privazione, non è perché voglia punire i tuoi peccati, tengo altri modi come purgarti, ma però te ne ricompenserò, nei giorni che vengo ti raddoppierò le mie visite, non ne sei tu contenta?”

(3) Ed io: “No Signore, ti voglio sempre, sia qualunque la causa non cedo di restarne per un sol giorno priva di Te”. Mentre ciò dicevo Gesù è scomparso, ed io mi sono ritornata in me stessa.

4-51 Gennaio 27, 1901 Lo stabilimento della fede sta nello stabilimento della carità.

(1) Trovandomi nel solito mio stato, il mio adorabile Gesù per poco si è fatto vedere, e non so il perché mi ha detto:

(2) “Figlia mia, tutto lo stabilimento della fede cattolica sta nello stabilimento della carità, che unisce i cuori e li fa vivere in Me”.

(3) Poi, gettandosi fra le mie braccia voleva che io lo ristorassi; avendo io fatto per quanto ho potuto, dopo mi ha reso Lui a me la pariglia ed è scomparso.

4-52 Gennaio 30, 1901 Le virtù, i meriti di Gesù, sono tante torri di fortezza, in cui ognuno può appoggiarsi nel cammino della via per l’Eternità. Il veleno dell’interesse.

(1) Questa mattina, nel venire il benedetto Gesù mi ha trasportato fuori di me stessa, in mezzo a tante persone di diverse condizioni: Sacerdoti, monache, secolari, e Gesù movendo il suo doloroso lamento, ha detto:

(2) “Figlia mia, il veleno dell’interesse è entrato in tutti i cuori, e come spugna ne sono restati inzuppati di questo veleno. Questo veleno pestifero è penetrato nei monasteri, nei sacerdoti, nei secolari. Figlia mia, ciò che non cede alla luce della verità ed alla potenza della virtù, innanzi ad un vilissimo interesse cede, e le virtù più sublimi ed eccelsi, innanzi a questo veleno, come fragile vetro cadono frantumate”.

(3) E mentre ciò diceva piangeva amaramente. Or, chi può dire lo strazio dell’anima mia nel vedere piangere il mio amorosissimo Gesù, non sapendo che fare per farlo cessare dal piangere ho detto dei spropositi: “Mio caro, deh! non piangere, se gli altri non ti amano, ti offendono ed hanno gli occhi abbacinati dal veleno dell’interesse, in modo che ne restano tutti imbevuti, sto io che ti amo, ti lodo, e guardo come immondezze tutto ciò che è terreno, e non aspiro che in te, quindi dovresti restarne contento nel mio amore e cessare dal piangere, e se vi sentite amareggiato versatele a me, che ne sono più contenta anziché vedervi piangere”.

(4) Nel sentirmi ha cessato dal piangere e versato un poco, e poi mi ha partecipato i dolori della croce e dopo ha soggiunto:

(5) “Le mie virtù ed i meriti acquistati per l’uomo nella mia Passione, sono tante torri di fortezza in cui ognuno può appoggiarsi nel cammino della via per l’Eternità, ma l’uomo ingrato, sfuggendo da queste torri di fortezza, s’appoggia al fango, e si conduce per la via della perdizione”.

(6) Onde Gesù è scomparso, ed io mi sono trovata in me stessa.

4-53 Gennaio 31, 1901 Gesù Cristo le spiega la grandezza della virtù della pazienza.

(1) Trovandomi nel solito mio stato, il mio dolce Gesù non ci veniva, onde dopo molto aspettare quando appena l’ho visto mi ha detto:

(2)Figlia mia, la pazienza è superiore alla purità, perché senza pazienza l’anima facilmente si sfrena, ed è difficile mantenersi pura, e quando una virtù ha bisogno dell’altra per aver vita si dice, quella superiore a questa; anzi si può dire che la pazienza è custodia della purità, non solo, ma è scala per salire al monte della fortezza, in modo che se uno salisse senza la scala della pazienza, subito precipiterebbe dal più alto al più basso. Oltre di ciò, la pazienza è germe della perseveranza, e questo germe produce dei rami chiamati fermezza. Oh, come è ferma e stabile nel bene intrapreso l’anima paziente, non fa conto né della pioggia, della brina, del ghiaccio, del fuoco, ma tutto il suo conto è di condurre a fine il bene incominciato, perché non vi è stoltezza maggiore di colui che oggi perché piace fa un bene, domani perché non trova più gusto lo tralascia; che si direbbe d’un occhio che ad un’ora possiede la vista, e ad un altra ne resta cieco? D’una lingua che or parla, ed ora ne resta muta? Ah! sì figlia mia, la sola pazienza è la chiave segreta per aprire il tesoro delle virtù, senza il segreto di questa chiave le altre virtù non escono per dar vita all’anima e nobilitarla”.

4-54 Febbraio 5, 1901 Vede due donzelle che servono alla giustizia: La tolleranza e la dissimulazione.

(1) Questa mattina il benedetto Gesù mi ha trasportato fuori di me stessa, ma si faceva vedere in uno stato che moveva a compassione anche le pietre. Oh! come soffriva e pareva che non potendo più reggere, voleva sgravarsi un poco, quasi cercando aiuto. Il mio povero cuore me lo sentivo spezzare per tenerezza, e subito l’ho tirato la corona di spine, mettendola a me per dargli sollievo, poi l’ho detto:”. “Dolce mio bene, è da qualche tempo che non mi avete rinnovate le pene della croce, vi prego a rinnovarmeli oggi, così resterete più sollevato”.

(2) E Lui: “Diletta mia, è necessario che si domandi alla giustizia per ciò fare; poiché sono giunte a tanto le cose che non può permettere che tu patisca”.

(3) Io non sapevo come fare per domandare alla giustizia, quando si sono presentate due donzelle che pareva che servivano alla giustizia, ed una aveva nome di tolleranza, l’altra dissimulazione; ed avendo domandato loro che mi crocifiggessero, la tolleranza mi ha preso una mano e me l’ha inchiodata, senza voler terminare, allora ho detto: “Oh! santa dissimulazione, compisci tu di crocifiggermi, non vedi che la tolleranza mi ha lasciato, fatti vedere quanto sei più brava nel dissimulare”. Onde ha compito di crocifiggermi, ma con tale spasimo, che se il Signore non mi avesse sostenuta fra le sue braccia, certo sarei morta per il dolore. Dopo ciò, il benedetto Gesù ha soggiunto:

(4) “Figlia, è necessario almeno che qualche volta tu soffri queste pene, e se ciò non fosse, guai al mondo! che ne sarebbe di esso”.

(5) Poi l’ho pregato per varie persone, e mi sono trovata in me stessa.

4-55 Febbraio 6, 1901 Il perfetto compiacimento di Gesù, è trovare Sé stesso nell’anima.

(1) Trovandomi nel solito mio stato, il benedetto Gesù nel venire mi ha detto:

(2) “Figlia mia, quando la mia grazia si trova in possesso di più persone, festeggia di più; succede come a quelle regine, quante più donzelle pendono dai loro cenni e gli fanno corona d’intorno, tanto più godono e fanno festa. Tu fissati in Me e guardami, e resterai di Me tanto presa, che tutto il materiale cadrà morto per te, e tanto devi fissarti in Me, da attirarmi tutto in te, ché Io trovando in te Me stesso, posso trovare in te il mio perfetto compiacimento. Onde, trovando in te tutti i miei piaceri possibili a trovarsi in umana creatura, non possono tanto dispiacermi quello che mi fanno gli altri”.

(3) E mentre ciò diceva si è internato dentro di me, e tutto si compiaceva. Quanto mi stimerei fortunata se giungessi ad attirarmi tutto in me il mio diletto Gesù.