... Quanto più soffro tanto più desidero soffrire, ma soffro
terribilmente. Amo il dolore, lo voglio, e ne ho il più grande terrore.
Corro verso le sofferenze in una bramosia pazza di abbracciarle e al
tempo stesso mi pare che mi facciano piangere lacrime di sangue e
vorrei nascondermi ad esse. O orrore, tremendo orrore! Voglio soffrire
e voglio fuggire il dolore. In questi ultimi giorni in cui ho avuto
tanto da dare a Gesù, non ho potuto avere un momento di gioia
nell'offrirgli le mie sofferenze. Ripetevo spesso: - Tutto per Te, o
Gesù, e per le anime! - Ma questo tutto che offrivo a Gesù non era mio,
non era nulla. Passai giorni e notti in questo stato: a dare, a
offrire, senza aver nulla da dare, nulla da offrire... Dissi a Gesù: -
Non soffro? Accetta i desideri che ho di soffrire.
Non amo? Accetta le ansie che ho di amare. Non sono io? Non vivo? Non
ho nulla da offrire? Accetta tutto come se io vivessi, se io soffrissi,
se tutto mi appartenesse... -
Sento nella mia anima tanti brutti tormenti. Sento anche i rimorsi, o
non so che cosa, di varie persone che mi hanno fatto soffrire. Che è
questo, mio Gesù? Non bastano le sofferenze che mi hanno causato, devo
anche soffrire il tarlo che rode la loro anima? Sono la tua vittima, o
Gesù. Peccare non voglio, ma tutto ciò che serve per amarti e darti
gloria: voglio tutto, accetto tutto... ... Le spine non cessano di
cadere su di me; cadono con tanta forza! Mi feriscono il corpo, mi
feriscono l'anima. Sono già due giorni che non mi portano Gesù: dove
trovar la forza per sopportarle? Stanno sempre scolpiti davanti a me i
quadri tristissimi che Gesù impresse nella mia anima: il mondo, il
limbo, l'inferno. Quante volte mi manca il respiro perché non vedo
nessun rimedio, non posso far nulla per loro! Da due giorni la mia
anima sente una pioggerella minuta, come di nebbia, ma è pioggia di
sangue che irrora l'umanità intera. Soffro immensamente per questo: non
per il vedere e sentire tale pioggia di sangue in quanto è rugiada
d'amore, rugiada che dà tutto, ma perché questo sangue che irrora esce
proprio da me, esce dal mio cuore, dalle vene del mio corpo. O che
dolore! Il dolore è l'unico mezzo per portare la vita al mondo! O
pomeriggio del giovedì che mi porta tutto questo! Che mare di
sofferenza!... da ben pochi compresa!... (diario, 1-2-1945).